Il fattore climatico per l’Intelligence economica

03 mag, 2012

di Vinicio Pelino e Francesco G. Leone

Il presente lavoro, alla luce dei recenti eventi meteorologici (PELINO – LEONE – Intelligence economica e climatologia- Gas naturale e gli eventi estremi) vuole evidenziare l’importanza del fattore climatico sia per la sicurezza energetica ed economica dell’Italia sia come forzante nell’equazione ben nota agli analisti d’intelligence (Rischio = Minaccia x Vulnerabilità).

Qual è per il nostro Paese l’intensità dell’effetto di un evento climatico estremo o eccessivo? Per rispondere a questa domanda, saranno analizzati due situazioni di crisi internazionale allo scopo di sottolineare le potenzialità dell’informazione climatica nelle attività di Intelligence economica e nella previsione di eventi politici connessi alla dinamica del clima.

La recente crisi economica che ha colpito l’Europa ha riportato alla luce lo spettro mai sepolto dei nazionalismi. Le alleanze di comodo tra Francia e Germania e la rivendicazione di leadership rispetto alle politiche economiche imposte ai PIIGS rivela una tragica realtà: non esistono più Stati europei ma solo Stati in Europa.

La globalizzazione ha inoltre contribuito alla decentralizzazione dei luoghi decisionali rendendo passivi e fragili gli Stati di fronte ad azioni esterne.

In questa fase incerta e transitoria, come tutte le cancellerie, anche il nostro governo ha bisogno di maggiori apporti di informazione per monitorare, comprendere e prevedere scenari globali al fine di individuare potenziali minacce per la sicurezza nazionale.

L’intelligence economica, in questo ambito, diventa uno strumento essenziale non solo di difesa, ma anche di offesa, al fine di immunizzare  una Nazione dagli effetti indesiderati della cosmopolis. In questa direzione si mosse la Francia quando nel 1997 creò l’Ecole de Guerre Economique.

La fragilità dell’interdipendenza è stata ben analizzata nelle ultime relazioni del World Economic Forum 2011 e 2012 che ha individuato cinque tipologie di rischi globali: economici, ambientali, geopolitici, sociali e tecnologici.

Individuare le interconnessioni tra essi e di conseguenza tener conto delle “sollecitazioni” a cui uno Stato può essere sottoposto, significa pianificare la sicurezza di una nazione.

L’elasticità della rete delle Infrastrutture Critiche di una nazione è condizione per l’esistenza di quest’ultima, e la vulnerabilità delle reti, oltre ad essere campo di interesse per l’intelligence economica del nostro paese, ma anche di paesi stranieri, è di vitale importanza per la sicurezza nazionale.

Per reti sensibili interconnesse, quali trasporti, energia e comunicazioni, la fragilità dell’interdipendenza può produrre un effetto catastrofico a causa del collasso per transizione improvvisa. Un esempio per tutti è stato il black-outdel settembre 2003 che ha coinvolto a cascata entrambi le reti di fornitura elettrica e l’associata rete internet di controllo sul suolo nazionale.

Nel campo economico l’attuale crisi finanziaria ne è una dimostrazione sul campo. Il salvataggio di alcuni stati come la Grecia da un default si dimostra prioritario data la fragilità dell’intero sistema mondiale. In questo equilibrio assolutamente instabile ogni sollecitazione  potrebbe ripercuotersi sul  nostro Sistema-Paese con effetti disastrosi. Ecco perché si ritiene che, nel campo energetico, le informazioni di intelligence economica opportunamente integrate da indicazioni climatiche di earyl warning siano uno strumento fondamentale per monitorare e prevedere gli effetti di eventi eccezionali che si traducono in costi di diversa natura, altrimenti difficili da quantificare.

La convulsa situazione in Nord Africa ed i costanti focolai di tensione in Medio Oriente hanno evidenziato quanto sia importante la geopolitica in campo energetico, soprattutto per un paese come l’Italia, che dipende dalle importazioni di petrolio e gas provenienti da queste zone calde del pianeta.

L’instabilità politica dei nostri fornitori, gli interventi speculativi sui prezzi e sulla fornitura, la lotta per il controllo delle risorse, gli attacchi alle infrastrutture, il terrorismo e gli eventi climatici estremi ci invitano a riflettere ulteriormente sulla sicurezza energetica nel nostro paese.

Dalla limitazione delle esportazioni di gas verso l’Europa e l’impennata dei consumi come conseguenza delle anomalie climatiche che hanno investito recentemente l’Italia e l’intera Europa, possiamo dedurre che non solo avvenimenti di natura politica possono scatenare una crisi energetica, ma anche eventi climatici eccezionali.

Un’immagine emblematica dell’estensione dell’evento del febbraio 2012 è quella di Tripoli sotto la neve. Un’altra immagine meno suggestiva è la crescita del prezzo del barile di petrolio tra Gennaio e Febbraio 2012 dovuta ai timori della crisi iraniana, le recenti recrudescenze islamiste in Nigeria, ed in risposta al recente evento di freddo intenso.

Qual è per il nostro Paese l’intensità dell’effetto di un evento climatico simile a quello appena descritto?

Per rispondere a questa domanda, sono stati analizzati due situazioni di crisi internazionale allo scopo di sottolineare le potenzialità dell’informazione climatica nelle attività di intelligence economica e nella previsione di eventi politici connessi alla dinamica del clima.

L’intelligence economica nazionale dovrà necessariamente mantenere alta la guardia sulle strategie degli Stati Europei circa gli accordi energetici, non dimenticando che il fattore climatico può accelerare l’instabilità in particolari situazioni geopolitiche.

Cambiamento climatico, Intelligence

About the author

The author didnt add any Information to his profile yet