La Francia Forte: lezione sul restringimento strategico in tempi di crisi

21 giu, 2012

Ad oggi non si riscontrano progressi significativi della democrazia in Africa ed il ruolo giocato dalla gioventù nella cd primavera araba si e’ rivelato essere un artificio confezionato a Dubai, un luogo che di certo non si confa e che non corrisponde alle sensibilita’ del 99,9 per 100 dei mussulmani. Si tratta di un’occasione persa perche’ con i progressi della democrazia vengono quelli della pace, dello sviluppo e del benessere.

Sia chiaro che i perdenti sono entrambi gli schieramenti: costa Sud e costa Nord del Mediterraneo. Inoltre, persa anche questa opportunità all’inizio del 21 secolo, sara’ poi difficile far convergere i valori della libertà e della democrazia con quelli della stabilita’ e della sicurezza.

Si stima che nel 2050 la popolazione africana sarà superiore a quella cinese e questo dato per l’Italia e per l’Europa pone l’Africa una priorità.

La Francia ha pienamente compreso la dimensione politico-economico-sociale della questione ed e’ pronta ad assumersi le proprie responsabilita’ di fronte alla storia perche’ e’ una nazione che ha da sempre l’attitudine di guida su scala globale e regionale. Di certo non questiona su questo aspetto: il solo pensarci la indebolisce.

Il Consiglio di Sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite si e’ poi dimostrato pronto a concretizzare un principio d’azione proposto proprio dalla Francia e adottato dalle Nazioni Unite nel 2005: la responsabilità di proteggere.

Il precedente della Libia e’ un dato ormai consolidato: per la prima volta il CdS ha autorizzato l’uso della forza per proteggere le popolazioni martirizzate dalla propria classe politica ed ha chiesto alla Corte penale internazionale di giudicare i crimini commessi dai dirigenti libici (Muammar Gaddafi, il figlio Saif Al-Islam Gaddafi e il Capo dell’Intelligence militare Abdullah Al-Senoussi).

La Siria è il prossimo target del principio.

Per il fumo dobbiamo citare senz’altro l’Unione per il Mediterraneo (UPM): strumento a concezione ed a guida francese che rappresenta il principale forum politico per una nuova era di cooperazione e per rispondere alle attese dei popoli: “l’’unione per il Mediterraneo (UPM) deve essere il motore di un vero rinascimento del Mediterraneo. Il suo quadro d’azione non è più soltanto il luogo dove Israeliani e Palestinesi si parlano ma deve divenire anche il luogo della promozione della democrazia e dello sviluppo economico” ha detto l’anno scorso l’ormai ex presidente Sarkozy.

Per l’arrosto invece, la Francia si è da tempo preparata in modo strategico in ambito NATO attraverso una cooperazione politico-militare rafforzata con l’Inghilterra.

Non solo: la Francia ha recentemente preso atto che dalla fine della guerra fredda l’alleanza atlantica (estendendo la sua organizzazione militare) ha privato la costruzione europea della sua autonomia e limitato l’Europa nella dipendenza strategica. Nessun modello di difesa europeo è emerso dopo quello del 1954. La Francia ha dunque recentemente preso atto allineandosi nel dispositivo militare atlantico con la segreta speranza di diventarne perno (Contrammiraglio Jean Dufourcq).

Il Novembre 2010 l’Italia assiste impreparata e turbata alla firma (a Londra) dei Trattati di cooperazione Franco-Inglesi in tema di Difesa globale. La definizione data dai due Paesi riguardo i Trattati in tema di cooperazione nella Sicurezza e nella Difesa e’ cosi’ enunciata: “capacita’ militari e condivisione della guida”.

Non si capisce la sorpresa visto che l’Italia ha i servizi di Intelligence ed una rete diplomatica tra le più estese al mondo.

Per un dettaglio sui trattati alleghiamo la dichiarazione del numero 10 di Downing Street sui Trattati. Al punto 6 viene enunciato quanto segue: “Noi crediamo che questa cooperazione sarà a beneficio di tutti i nostri alleati e contribuira’ alla sicurezza dell’Alleanza atlantica, dell’Unione europea e dei nostri amici d’oltre oceano”. Aggiungiamo anche la  Tavola rotonda sulla cooperazione Franco-Britannica in tema di Difesa.

Ma ritorniamo a ragionare come un Paese che ha l’attitudine e la postura a guidare (seppure in tempi di crisi) e poniamo attenzione alle riflessioni dell’ex presidente Sarkozy:

  • occorre prendere atto che  ”l’Europa è minacciata da un certo “restringimento strategico” : i bilanci dedicati alla difesa calano e l’invocazione di un certo soft power, nella realtà è una rinuncia che serve a nascondersi, a non vedere minacce che sono ben reali
  • il mondo cambia
  • Obama ha presentato una nuova visione dell’impiego militare americano che implica che gli Europei assumano di più le loro responsabilità
  • se non teniamo presente questo ci prepariamo un futuro difficile
  • una vera difesa europea non si farà mai senza capacità robuste e vere politiche industriali e tecnologiche
  • così si deve capire il partenariato franco-britannico
  • la Francia e il Regno Unito, prese insieme, rappresentano in Europa la metà dei bilanci della difesa e i due terzi della ricerca nella difesa
  • sono quasi gli unici a raggiungere il 2% del PIL dedicato alla difesa
  • l’Europa non può esistere se non si dà i mezzi per fare più di una politica dei discorsi e della parola
  • c’è ancora molto da fare perché l’Europa sia all’altezza delle sue ambizioni
  • la Francia rimane determinata ad assumere le proprie responsabilità.
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